I film sulla scuola, e in modo particolare quelli che riguardano la scuola dell’obbligo, o le superiori, fanno parte di un genere cinematografico a sé, molto apprezzato, e che ha regalato al mondo del cinema delle perle di rara bellezza e intensità. Da Dead Poets Society (L’attimo fuggente) di Peter Weir a La classe (Laurent Cantet), passando magari per Breakfast club (John Hughes), Detachment (Tony Kaye) e School of rock (Richard Linklater), ognuno di noi potrebbe facilmente stilare una lista di film incentrati sulla scuola. È facile immaginare che poi ci si ritrovi con delle liste molto simili, con qualche differenza da ricondurre ai gusti personali.
Ma che cosa ne è della scuola se la si considera al di là della sua dimensione puramente istituzionale, oltre quelle mura (reali e simboliche) che la circoscrivono e ne delimitano l’azione pedagogica? Con Maestri e discepoli lo Spazio ELLE di Locarno (Piazza G. Pedrazzini 12) propone una rassegna di film che esplora l’idea di scuola di vita. Perché la vita, in fondo, è piena di occasioni per imparare qualcosa di nuovo, così come è ricca di opportunità di confrontare e affinare le nostre conoscenze. Ma siamo pronti a trasformarci in discepoli quando l’occasione lo richiede, e ad improvvisarci maestri quando le circostanze lo esigono? Queste sono le domande che si intrecciano e formano il filo rosso che collega pellicole anche molto eterogenee per temi, stili cinematografici, e provenienza. Maestri e discepoli, che ha avuto inizio lo scorso novembre con The Karate Kid 1 (John G. Avildsen, USA 1984) è poi proseguita all’inizio di dicembre con Dharmaga tongjoguro kan kkadalgun? (Perché Bodhi Dharma è partito per l’Oriente?) di Bae Yong-kyun (Corea del Sud 1989). In programma rimangono ancora titoli che non mancheranno di alimentare una riflessione a tutto tondo sul senso dell’insegnamento e dell’apprendimento. Il 10 gennaio sarà la volta di Die Welle (L’onda) di Daniel Gansel (Germania 2008), seguito – con scadenza mensile- da The Master (Paul Thomas Anderson, USA 2012), L’enfant sauvage di François Truffaut (Francia 1970), Half Nelson di Ryan Fleck, (USA 2006), Il postino di Michael Radford e M. Troisi (IT-FR-Belgio 1994) e infine Lolita di Stanley Kubrick, (USA 1962).
Come sottolinea fin troppo bene il titolo della rassegna, quando si parla di scuola, di insegnamento, e di apprendimento, la coppia di termini maestro-discepolo è essenziale. Può esistere apprendimento senza che vi sia, da qualche parte, un insegnante? La domanda lascia intravedere situazioni e percorsi diversi da quelli più convenzionali, come nel caso di chi impara da autodidatta e non ricorre alla scuola nel senso classico del termine. Ma si può anche pensare a chi decide di lasciare ogni comodità per andare a vivere nel silenzio e nel raccoglimento meditativo, come succede in Perché Bodhi Dharma è partito per l’Oriente? di Bae Yong-kyun. Nell’esperienza dell’eremita, dell’asceta solitario, dov’è la figura del maestro?
Nella solitudine della contemplazione, la figura del maestro sembra essere assente. Ma è anche possibile che più ci si allontana dalla nozione classica di insegnante, più questa si trasformi senza perdere alcunché della sua forza. La figura del maestro, così come quella del suo complemento (il discepolo), può ritornare sotto varie forme, anche invisibili. Il maestro può essere una voce interiore che si fa strada per indicare una direzione; oppure può emergere dalle pagine di un libro che ci regala insegnamenti preziosi. Non si dice forse che anche nella solitudine, nell’isolamento della ricerca meditativa, sia l’esperienza stessa, la percezione del reale a diventare la nostra maestra?
La relazione fra insegnamento e apprendimento è alla base della cultura e, al tempo stesso, è un prodotto della cultura. Ma quando l’accesso alla cultura diventa difficile e complicato, come nel caso esemplare di Victor, l’enfant sauvage del film omonimo di Truffaut, allora anche la complementarietà dell’insegnamento e dell’apprendimento ne esce compromessa. Chi per lunghi anni è stato dimenticato dalla cultura, difficilmente potrà accedere pienamente all’esperienza dell’apprendimento. Se i limiti della relazione fra insegnamento e apprendimento sono quelli della cultura, è altresì vero che all’interno della cultura quella relazione può prendere forme diverse, e può essere interrogata in tanti modi. È il caso di Lolita, film nel quale il rapporto fra maestro e discepolo sembra confuso, se non addirittura rovesciato, tanto da chiedersi chi è il maestro (o la maestra) e chi è l’allieva (o l’allievo). Quando invece il professore viene identificato in modo acritico con l’autorità, ecco che allora a sua insaputa può trasformarsi in un potenziale leader di un gruppo radicale, com’è il caso dell’insegnante di Die Welle. Non mancano neppure quei maestri che dietro il ruolo istituzionale nascondono sofferenze e difficoltà, come succede al protagonista di Half Nelson (interpretato da Ryan Gosling).
Con un simile programma, le possibilità di cogliere le molte sfumature dell’idea di scuola di vita saranno molte e per tutti i gusti. Le proiezioni, che cominciano alle 20.30, sono precedute da un aperitivo offerto dallo Spazio ELLE. Si tratta, l’avrete capito, di un’occasione per chi ama il cinema per ritrovarsi davanti a uno schermo sorseggiando un bicchiere di vino (o una tisana al finocchio) in modo conviviale.

Per info: www.ellelocarno.ch/calendario.

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