Un film che entra nella mente di uno dei suoi protagonisti prendendo per mano gli spettatori è sempre una sfida, e lo è ancor di più quando la fantasia e la realtà si mescolano fino a confondersi: spiazzando chi, fra il pubblico, è abituato a trovare comode distinzioni fra immaginazione e realtà.

Glaubenberg, film di Thomas Imbach, cerca di percorrere questa strada, senza però convincere appieno. Lena, la protagonista, è una giovane adolescente che prova per il fratello Noah un sentimento che non ha nulla di fraterno. Non sa cosa fare, e malgrado cerchi di superare questa situazione vivendo una relazione con l’amico del fratello, è sempre più vittima delle sue ossessioni, e di una crescente spinta psicotica che la allontana dalla realtà. Anche lo spettatore, di conseguenza, viene coinvolto in questo incontro-scontro quotidiano con il reale, e partecipa al lento turbinio di fantasie, sogni frustati, e episodi allucinatori.

Il film, nel cercare di rimanere aderente al mondo della protagonista, finisce per perdere di vista la psicologia degli altri personaggi, soprattutto i genitori, che appaiono e scompaiono in modo un po’ causale portando sullo schermo una recitazione a tratti solo approssimativa. Malgrado le sue buone intenzioni, Imbach finisce per smarrire le piste di lettura che dovrebbe far emergere con il passare dei minuti. Così, anche il senso del film si smarrisce e va alla deriva, ad immagine del vestito di Lena che nella scena finale viene trasportato a valle dal fiume.

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