Il film di Emmanuel Marre sa ben interpretare la fragilità che si nasconde dietro una dura apparenza.

Pierre (Pierre Nisse) è un giovane studente, inscritto a un prestigioso istituto superiore della capitale francese che vive in casa di Francine (Francine Atoch) un’anziana signora costretta sulla sedia a rotelle, della quale si prende buona cura. Il contesto è quello della primavera 2017 durante il secondo turno delle elezioni presidenziali.

Pierre assiste ai comizi di Macron e di Marine Le Pine disorientato. Di cosa ha bisogno la società francese? Di cosa ha bisogno lui? Quale linea scegliere? Il giovane è confuso e cerca nel rapporto con Francine delle risposte. Lei è stata una donna attiva, impegnata per il bene delle donne, soprattutto delle donne immigrate,  e convinta che il cambiamento lo facciano le persone nel loro agire quotidiano. Con azioni concrete, spiega a Pierre, e non politici con fatui discorsi. Lo sprona a cercare in se stesso il coraggio per essere libero. Più libero di mostrarsi e di rompere gli schemi che lo tengono chiuso in gabbia. Libero di non avere paura del giudizio degli altri.

Ma Francine andrà in casa anziani. Così decidono i suoi figli e Pierre non può che aggiungere questa nuova frustrazione alla rabbia che cova sottopelle.

Un film che sa commuovere. Un film estremamente umano. Splendida interpretazione di Pierre Nisse, che incarna in maniera perfetta il carattere represso e la voglia celata di urlare il proprio disagio sociale. Un film che mette in relazione la responsabilità della politica con la vita di ogni singolo cittadino. Il tutto costruito con una bella intuizione del regista belga. Un film di grande attualità.

IL PREGIO: arriva al cuore

IL DIFETTO: da limare alcuni tempi un po’ dilatati

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