Una storia dura e a tratti forte, quella raccontata dalla regista svizzera Juliette Riccaboni, fatta di marginalità sociale e di sogni destinati ad infrangersi.

Un film che sa colpire allo stomaco e che è reso profondamente vero dall’ottima interpretazione di Daphne Scoccia. Una sceneggiatura audace, scritta dalla stessa regista, e basata proprio sulla forza interpretativa della protagonista.

Aurora, portata in scena con grande intensità dall’attrice marchigiana,  ha solo 18 anni ed è scappata da casa con il fratello Angiolino (Alessio Gallo), affetto da un handicap mentale. Aurora cerca di guadagnare  il necessario prostituendosi tra i camion, parcheggiati per la notte, in un’area di servizio del Nord dell’Italia. Angiolino, grande e grosso, la sorveglia, come un protettore.

Una vita piena di rabbia quella di Aurora, che sogna il riscatto e desidera una vita migliore insieme al fratello, unico vero legame affettivo. Ma, nonostante i suoi modi da bambino, Angiolino ha gli impulsi di un uomo e presto inizia a desiderare la sorella.

La fuga dal degrado di una società che non sa prendersi cura dei più deboli. Da una famiglia che non sa dare accudimento e protezione.

Si spezza, il sogno di Aurora, di fronte alla cruda realtà. È sola. Sola di fronte alla vita. Sola con la sua voglia di lottare.

IL PREGIO: mette in risalto le doti attoriali

IL DIFETTO: piccole sbavature nei dialoghi

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