La Piazza Grande ha vissuto un debutto divertente, mercoledì sera. Il film francese Les beaux esprit era degno del grande pubblico di Locarno e non ha smentito l’attesa.

Non è semplice trattare un andicap in modo gentile e senza cadere nel banale e nel lacrimevole. Il regista Vianney Lebasque ci è riuscito basandosi su un fatto realmente accaduto. Ed è stata forse questa la chiave d’entrata che ha aperto le porte al piacere della visione. Veniamo al film. L’allenatore della squadra transalpina di basket per disabili mentali sta preparando la squadra per le paraolimpiadi di Sidney. Ma parte dei ragazzi abbandona la sfida poco prima della partenza. Lui, per non perdere la sovvenzione, vitale per la federazione, decide di imbrogliare e sceglie alcuni normodotati per partecipare alla competizione. Precisiamo che all’epoca era stata la squadra spagnola a praticare l’imbroglio e non quella francese.

E se ci troviamo di fronte a una truffa vera e propria, ai danni di chi davvero ha un deficit, questa decisione la percepiamo con animo benevolo. Da un lato perché capiamo l’intenzione lodevole dell’allenatore che in questo modo può aiutare altre persone in difficoltà. D’altro lato perché con il torneo, la squadra nazionale francese – composta da normodotati e da persone con deficit mentale – si affiata e diventa davvero un bel gruppo dove ci sia aiuta a vicenda. Una competizione che li porterà molto avanti, fino alla finale, creando attorno a loro un’eco mediatica che, per forza di cose, porterà il tutto allo scoperto. Quell’evento è rimasto scolpito nei ricordi di qualcuno, i colpevoli sono stati smascherati e puniti con il ritiro della medaglia, ma ora rivive grazie al film e ci pone davanti a diversi interrogativi interessanti.

Una pellicola coinvolgente, con il giusto ritmo e la delicatezza adeguata per trattare un tema importante e come quella della disabilità.

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