Un momento importante sia per questa 71esima edizione del Locarno Festival sia per il futuro della rassegna è stata la cerimonia di apertura che si è svolta all’ex Magistrale di Locarno. Parole significative pronunciate dal presidente della manifestazione e dagli altri ospiti che ci hanno catapultati in un futuro non troppo lontano. Marco Solari ha sottolineato il desiderio di avere liberi film in un libero festival e ha poi voluto indicare la via che intende seguire per una rassegna che vuole combattere ad armi pari con le altre. «Abbiamo bisogno di manager svizzeri che ci sostengano e che conoscano bene la cultura del nostro territorio e non ci servono persone catapultate da chissà dove e che non ha nulla a che fare o quasi con la nostra storia e la nostra cultura. E il nuovo direttore o la nuova direttrice dovranno condividere valori come la sincerità, l’impegno e il coraggio delle proprie opinioni. Valori fatti propri finora da Carlo Chatrian che lascia Locarno per Berlino».

Da parte sua il consigliere di Stato Manuele Bertoli ha voluto fare un tuffo nel passato, alla fine della II Guerra Mondiale, quando era presente un sentimento forte con il quale si pensava che «i fatti culturali come il cinema potevano far meglio capire la violenza della guerra. Oggi mi sembra che questa coscienza si sia un poco persa. Oggi abbiamo la possibilità di vedere tutto, abbiamo mille stimoli, ma manca un’indignazione per quanto sta succedendo nel mondo. Per questo credo che il film, e cioè un fatto artistico, deve trasmettere emozioni vere, colpire le nostre fantasie e farci vedere i fatti da altri punti di vista e quindi auspico film liberi per emozioni vere».

È intervenuto, come di consueto, anche il responsabile della cultura nazionale il consigliere federale Alain Berset, il quale ha centrato il suo discorso attorno a un fatto curioso. Ha ricordato come la longevità massima in cattività è di 26 anni e mezzo. E l’ha paragonata a quella del pardo di Locarno, un simbolo che ha ormai raggiunto i 50 anni di vita, grazie all’estro dell’artista Remo Rossi. Ricordiamo infatti che all’inizio i premi erano le Vele, in omaggio al vicino lago. Lo stesso Berset ha quindi rammentato le rivolte del 1968 quando registi come Godard e Truffaut fermarono il festival di Cannes e rallentarono anche quello di Locarno. Una forza rivoluzionaria che la rassegna sul Verbano deve continuare a mantenere, ha poi concluso Berset.

Anche il sindaco di Locarno Alain Scherrer ha portato il saluto della città e dopo aver fatto gli auguri a Chatrian ha rilevato l’importanza dei film e di chi li giudica: «Un compito nobile e delicato».

E infine ha parlato brevemente anche il direttore uscente Carlo Chatrian il quale, visibilmente commosso, ha espresso il suo grazie a una città che lo ha sempre accolto e accompoagnato nel suo lavoro.

 

 

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