Zoe Saldana è una luce. Quando arriva sul palco, con il suo sorriso, sembra illuminare una giornata già chiara e afosa del Locarno Film Festival. Nei poco più di trenta minuti della masterclass a lei dedicata racconta cinema, danza, famiglia, immigrazione e futuro, mostrando anche la donna che c’è dietro una delle attrici più celebri del cinema contemporaneo.

Uno dei temi più importanti è quello dell’immigrazione, vissuto anche personalmente. «Nel 2016, con mio marito Marco Perego, abbiamo vissuto un momento di difficoltà con l’arrivo della nuova amministrazione americana. Molte famiglie sono state divise e abbiamo sentito diverse storie in questo senso».

Saldana vive nel sud della California, non lontano dal confine con il Messico. «Con una Ong siamo andati a capire quale fosse la situazione, per comprenderla meglio». Un’esperienza che ha contribuito alla realizzazione di Absence of Eden, diretto dal marito e interpretato dalla stessa Saldana nel 2023.

«Sono figlia di emigrati dalla Repubblica Dominicana e, in parte, da Porto Rico. Per me era normale. Da piccola hai quella cultura e non ti fai tante domande». E aggiunge: «Vivere a New York, una città multietnica dove nello stesso palazzo possono vivere 35 famiglie provenienti da altrettanti Paesi, è una cultura che ti arricchisce. Io personalmente sono grata a tutto ciò».

Poi c’è la danza, dieci anni di balletto classico che hanno lasciato un segno profondo. «La danza per me è stata fondamentale per conoscere il mio corpo e poi per usarlo come attrice». Una disciplina che le ha insegnato «la connessione con il tuo corpo» e che ancora oggi considera fondamentale: «Credo che avere una disciplina sia utile anche da trasmettere ai figli».

Il cinema è arrivato anche attraverso la televisione. «Io ero un po’ snob, volevo fare solo il cinema, ma il mio agente mi ha indirizzata anche sulle serie, che sono state utilissime alla mia formazione». Era prima dell’epoca delle piattaforme, quando «le serie erano considerate di serie B».

E poi i grandi registi, da Spielberg a James Cameron. «Ho sempre cercato di fare delle scelte dove non mi prendevano perché di colore o perché donna, ma perché brava». Con Cameron, racconta, capita ancora di «discutere sulle scene, magari di Avatar, per tre ore di fila senza stancarsi. È davvero stimolante».

Sul suo record di attrice presente nei film dal maggiore incasso della storia scherza: «È vero, finché non me lo batterà Scarlett Johansson».

E per il futuro? «Non sono ambiziosa, non ho progetti a lungo termine. Sono un’artista e lo sarò per sempre. E voglio crescere e creare». Tra i suoi sogni c’è anche la regia, magari per raccontare una storia ambientata negli anni Cinquanta, con una coppia afroamericana alle prese con l’identità e il dubbio sull’omosessualità del marito. «Se non troviamo un produttore e un regista, magari lo dirigerò io stessa. Credo che in questo momento abbiamo bisogno di una storia del genere».

Alla fine Zoe Saldana viene applaudita a lungo. Ma la cosa più bella arriva dopo: scende dal palco, firma autografi, fa selfie e abbraccia anche le persone non accreditate sedute nelle ultime file.

Per qualche minuto, a Locarno, la luce di Zoe Saldana non resta soltanto sul palco.