La nascita di internet ha rivoluzionato il mondo, cambiando radicalmente il modo di comunicare. Ha azzerato le distanze e ha costruito una realtà alternativa, dove, noi tutti, possiamo viaggiare senza preoccuparci, almeno apparentemente, di concetti quali tempo e spazio. Oggi siamo perennemente connessi. In rete corrono notizie, intrattenimento, si trovano spazi di socializzazione, pubblicità e perfino consulenze. In rete si lavora e si studia.

Questa rivoluzione secolare ha inevitabilmente raggiunto anche il mondo del cinema e della tv, aprendo ai produttori una nuova opportunità, ovvero quella di aggredire la rete veicolando e intercettando contenuti video. La nascita di Youtube ha certamente permesso ai video maker di tutto il mondo di sbizzarrirsi, lanciando letteralmente in rete filmati di ogni genere. Da quello squisitamente amatoriale, a esperimenti decisamente più studiati e curati, pronti per essere scoperti dalle Major e dai Broadcaster.

Ma qual è il formato più adatto allo spettatore della rete? La risposta è la web serie, un genere nato ben dieci anni fa. Il formato serie web va a inserirsi nell’offerta già presente nel mondo del cinema, collocandosi sull’ultimo gradino delle durate possibili. Dopo il lungometraggio, il mediometraggio e il corto, arriva la web serie, misurabile in media in episodi che oscillano tra i cinque e i dieci minuti l’uno.

Tra le prime produzioni in lingua italiana si possono ricordare Freaks!: serie fantascientifica di Claudio Di Biagio e Matteo Bruno. E Lost in Google prodotta dai famosi The Jackal. Una trama alla Lost e costruita sfruttando i commenti degli stessi utenti della rete.

Tra le produzioni nostrane si è fatta notare la web serie Arthur. Una produzione tutta ticinese che è stata capace, non solo di conquistare il pubblico locale, ma addirittura di scalare la classifica della Coppa del Mondo aggiudicandosi il titolo di migliore Web Serie. È infatti risultata vincitrice, tra le oltre 650 pellicole in gara per l’edizione 2016, della Web Series World Cup. Arthur ha preceduto sul podio il tedesco Number of silence e il francese Beard Club, regalando alla Svizzera il titolo, vinto tra le produzioni di ben 32 differenti nazioni.

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