Diario: quaderno personale dove si annotano e si commentano giornalmente fatti, avvenimenti, ricordi, considerazioni ecc.

Sociologo: rappresentante della disciplina della sociologia, scienza che studia i fenomeni sociali in ogni loro manifestazione.

Vinterbrødre (Winter Brothers) è un film di Hlynur Pálmason, regista che a Locarno arriva con un’opera prima inclusa nel concorso internazionale. Sullo sfondo di un inverno rigido, il film narra la vita quotidiana di due fratelli che lavorano in una fabbrica di calcare di una piccola città della Danimarca orientale. Vita quotidiana che viene messa a dura prova dai conflitti che uno dei due fratelli provocherà in seno al gruppo di operai che assieme a loro lavorano in fabbrica. Il film, sin dall’inizio, propone immagini molto stilizzate, minimaliste, anche molto aspre, così come aspri e essenziali sono i paesaggi che appaiono sullo schermo. È un mondo, quello di Vinterbrødre, dove prevale la freddezza e la durezza della roccia, oltre che la rigidità del clima. Il tutto si svolge in un microcosmo in cui i personaggi sono pochi, la società è ridotta all’osso e i rapporti sociali, quando ci sono, sono duri e opachi, spigolosi, oppure diventano violenti, e allora esprimono istinti primitivi. Uno dei fratelli (Emil) è contraddistinto da un temperamento imprevedibile che funge, narrativamente, da bussola impazzita di una vicenda che sotto la sottile coltre di una routine tutt’altro che rassicurante, mostra l’emergere rapsodico di emozioni e di forze fuori controllo.

È un mondo, quello di Vinterbrødre, che si potrebbe tranquillamente trasferire su un palcoscenico di teatro (pochi personaggi, paesaggi molto scenografici, narrazione senza fronzoli); dove la speranza sembra allontanarsi sempre di più, e dove sembra regnare uno strano ordine primordiale fatto di natura e di legami di sangue. Ordine, comunque, sempre precario e mai realmente “rassicurante”, a causa dell’imprevedibilità del fattore umano. Complessivamente un film interessante che ricorda un po’ gli universi senza via di scampo, e lo stile minimalista che punta tutto sull’effetto drammatico (e patologico) tipico di Lars Von Trier.

 

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