L’Orso d’oro della sessantasettesima Berlinale è stato attribuito sabato sera a On body an soul, una storia d’amore firmata dalla regista ungherese Ildiko Enyedi. La pellicola racconta l’incontro di un uomo e una donna, lei con un handicap sentimentale – è anaffettiva – lui fisico – ha un braccio paralizzato. Il film che era stato presentato all’inizio della manifestazione e che aveva conquistato il pubblico e la critica.

Il Gran premio della giuria è invece stato attribuito a Felicité, film musicale sulle strade di Kinshasa, in Congo, firmato da Alain Gomis.

Ma il vero protagonista della serata è stato il finlandese Aki Kaurismäki. Il 59enne ha ricevuto il Premio della giuria per The other side of hope, l’altra faccia della speranza, storia dell’incontro tra un profugo siriano e un commesso viaggiatore a Helsinki. Il regista all’annuncio del premio non è salito sul palco ed è rimasto al suo posto visibilmente deluso. Così che un membro della giuria lo ha raggiunto in platea. Lui si è messo l’Orso d’argento nella tasca della giacca, poi l’ha afferrato e l’ha usato come microfono per dire: «Grazie signore e signori».

Buone notizie anche per il cinema svizzero. Infatti due coproduzioni elvetiche hanno ricevuto dei premi. Il documentario I’m not your negro ha vinto il premio del pubblico quale miglior documentario. Anche un film palestinese Istiyad Ashbah, che vede una piccola partecipazione svizzera, è stato premiato quale miglior documentario dalla giuria.

Insomma, sembra proprio che quest’anno il cinema elvetico si stia facendo conoscere e valere anche oltre i nostri confini. Il tutto, ovviamente in attesa del 26 febbraio, quando dal Dolby Theatre di Los Angeles, sapremo se la nostra amata zucchina ce l’avrà fatta ad aggiudicarsi la statuetta quale miglior film d’animazione.