Questa edizione della Mostra del cinema di Venezia si sta rivelando ancora più ricca del previsto e correndo di sala in sala il tempo per scrivere è purtroppo limitato. Per questo abbiamo deciso di prenderci una giornata di totale immersione nei film e oggi vi raccontiamo le visioni più interessanti della quinta e sesta giornata.

Primo tra tutti il discusso Suspiria di Luca Guadagnino. Quest’opera fa di tutto per essere un capolavoro ma è ben lontana dall’esserlo. La regia e la fotografia mescolano un’infinita serie di scelte tecniche che stonano tra loro e non sono armonizzate in nessun modo. Sembra quasi che Guadagnino sia alla disperata ricerca di uno stile e non trovandolo, mette tutto insieme. Nella sceneggiatura ci sono tanti buchi, tra cui riferimenti fuori contesto al film di Argento che forse vorrebbero essere omaggi ma non funzionano. Nel finale poi si perde del tutto in scelte narrative e sceniche che si avvicinano ai limiti del trash, con un effetto molto comico, confermato dalle diverse risate in sala. L’unica cosa che riesce a salvare la situazione sono le interpretazioni di Tilda Swinton e Dakota Johnson, che nonostante la povertà del loro contorno ne escono in maniera più che dignitosa.

 

Uno dei titoli più attesi (in particolare per Elisa) della sezione Orizzonti è stato La Profezia dell’Armadillo. Tra pregi e difetti sono riusciti a realizzare un film carino che, nonostante le carenze, è piaciuto molto al pubblico in sala. I pregi sono la sceneggiatura che è riuscita a mantenersi molto fedele al cuore del fumetto e Pietro Castellitto, che risulta di una genialità rara nel ruolo di Checcho. Le sue scene hanno fatto scaturire diversi applausi spontanei durante la proiezione. I difetti sono tutto il resto del casting e le varie sequenze dei ricordi con i protagonisti in giovane età. Sembrano quadretti da fiction e sono poveri sia dal punto di vista registico che dal punto di visto recitativo. Il difetto più grande in questo film è proprio la mancanza di coraggio di osare, di giocare di più con la regia e con gli inserti d’animazione che l’avrebbero reso un film molto più divertente e originale. Peccato.

Uno dei migliori film di Orizzonti l’abbiamo visto ieri e si tratta del kazako Ozen (The River). Questo film mette in scena una favola con al centro una famiglia che vive isolata dal mondo. Le giornate sono scandite dalle mansioni che i cinque figli compiono ritualmente, tra fare mattoni e portare l’acqua, sotto severo dictat del patriarca. Fino al giorno del riposo in cui finalmente i cinque giovani possono perdersi in giochi, tiro con l’arco e passeggiate. Fino alla scoperta del fiume, elemento di svolta del racconto che incarna le passioni e i desideri dei ragazzi. Un film che cerca di muoversi in punta di piedi tra didascalie e simbolismi, grazie a una sequenza di inquadrature meticolosamente composte e bellissime da guardare. Una storia che conosciamo, in cui possiamo specchiarci, di conflitto da consapevolezza e innocenza, tra civiltà e stato brado, colta nella fase di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta.

 

Mancano sempre meno giorni alla conclusione del festival e presto sarà il momento dei bilanci. Mancano però ancora molti film da vedere e non vediamo l’ora di parlarvene nei prossimi giorni!

 

Scritto da Arianna Vietina e Elisa Biagiarelli (originariamente pubblicato su http://peppermindsblog.it/venezia-75-5-tra-streghe-e-armadilli/  fonte immagine: bastaste.it)

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