Il lungometraggio di Joseph Losey (1956) proposto nella retrospettiva locarnese Red & Black ha sicuramente dalla sua un titolo decisamente accattivante: The Intimate Stranger. In italiano il film è diventato L’amante misteriosa, ma una traduzione più accurata sarebbe «la sconosciuta intima» o «l’estranea intima». Il film ha il pregio di riuscire a costruire una storia che, nonostante alcuni limiti stilistici, mette al centro il tema dell’identità e della memoria. La sconosciuta intima è una donna che inaspettatamente fa irruzione nella vita di un produttore cinematografico americano che cerca di rilanciare la sua carriera nel Regno Unito. La donna invia delle lettere personali e contatta telefonicamente il produttore dichiarandosi sua amante. L’uomo però non solo non ricorda, ma è convinto di non aver mai visto la presunta amante giungendo però, a un certo punto, a dubitare della sua stessa integrità mentale. Ma chi è questa donna che rivendica una relazione amorosa con lui? Partendo da questi interrogativi, il film di Losey finisce per trasformarsi in una riflessione sul medium stesso del cinema e sul modo in cui il cinema, e l’arte della recitazione, costruiscono l’impressione di autenticità a partire dalle risorse della finzione. E la finzione, si sa, a volte finisce per essere ancora più convincente del reale. Ed è proprio attorno a queste questioni e intuizioni che The Intimate Stranger esprime al meglio la sua originalità senza peraltro mai pretendere di essere niente di più di un film sorprendentemente moderno che, con i pochi mezzi economici e il poco tempo a disposizione, riesce a fare di necessità virtù.