Mentre sta andando a pescare, una vedova (Emma Thompson) si imbatte per caso in una ragazza rapita. Capisce subito di essere la sua sola speranza di salvezza, motivo per il quale non esiterà a intraprendere una lotta all’ultimo sangue con i suoi aguzzini pur di salvarle la vita.
Il regista, Brian Kirk, firma una magnifica opera capace di far propria la migliore lezione del cinema classico hollywoodiano. La vicenda è infatti incentrata sulla contrapposizione fra individui, caratterizzati da motivazioni personali ben chiare e delineate, le cui personalità e storie personali vengono pian piano svelate allo spettatore tramite il ricorso a flashback o a suggestioni presenti nei dialoghi.
Inoltre, il conflitto è interamente femminile: si tratta di un elemento che costituisce una variante dallo schema classico dell’eroe e che, al contempo, garantisce una parvenza di adeguamento allo spirito del tempo attuale. La protagonista è infatti un’anziana signora divenuta vedova da poco tempo, mentre l’antagonista è una donna malata e disposta a tutto pur di non morire, anche di rapire una giovane ragazza che, dunque, costituisce il terzo elemento femminile, il punto di equilibrio e di lotta fra le altre due donne. Gli uomini non hanno voce in capitolo, dato che l’unico ad avere un minimo di valore umano e personale è il marito, defunto, della protagonista, mentre quelli vivi e operanti nel film sono dei perfetti idioti, come il succube compagno dell’antagonista o i due cacciatori che – per poco- provano ad aiutare Emma Thompson ma finiscono col farsi uccidere miseramente e stupidamente.
Oltre quelli appena delineati, l’altro grande protagonista del film è l’ambiente: la natura meravigliosa, selvaggia e terribilmente pericolosa in cui viene ambientata la vicenda raccontata. L’inverno del Minnesota, caratterizzato da immense foreste, temperature costantemente sotto lo zero, distese a perdifiato di boschi ricoperti di neve e laghi ghiacciati su cui possono transitare senza pericolo intere automobili (tanto è spesso lo strato di ghiaccio), costituisce un elemento molto importante per il film: sia da un punto di vista narrativo, dato che si pone come fonte di pericolo (in particolare per la temperatura) e, al contempo, di risorsa per la lotta dei personaggi, sia per quanto riguarda l’estetica del lungometraggio. Kirk, infatti, fa largo uso di riprese aeree, oltre che di campi lunghissimi finalizzati a comunicare tanto la bellezza e l’immensità della natura primigenia del Minnesota, quanto la piccolezza dei personaggi rispetto ad essa e, quindi, la situazione di pericolo in cui si trovano.
The Dead of Winter costituisce dunque una perfetta macchina narrativa di stampo classico, innovata dalla componente interamente femminile alle prese con una lotta all’ultimo sangue, finendo per il configurarsi come una sorta di versione contemporanea di Rambo: declinata non solo al gentil sesso ma anche alla terza età.




