Ruthless (Il dominatore di Wall Street), film che Edgar G. Ulmer realizza nel 1948, ruota attorno alla vicenda di Horace Woodruff Vending, un ricco uomo d’affari pronto a sfruttare tutto e tutti per il suo tornaconto personale. Horace Vending è, nella vita come negli affari, ruthless: spietato, spregiudicato, senza scrupoli. Ma proprio in virtù del suo agire sconsiderato, dopo una serie di vicissitudini che lo vedono tramare alle spalle di fidanzate e amici che non esita a manipolare sfacciatamente, qualcuno inevitabilmente si vendica dei torti subiti.
Spietato, spregiudicato e senza scrupoli è anche il fotografo Jack Early (Howard Duff), protagonista di Shakedown (Jack il ricattatore) di Joseph Pevney (1950). Jack Early sfrutta le proprie abilità di fotografo e un opportunismo condito da ricatti sistematici per ottenere guadagni facili. Anche in questo caso però il comportamento spregiudicato del personaggio non verrà lasciato impunito, e un rocambolesco finale metterà inequivocabilmente termine all’agire cinico di Early.
I due film erano parte integrante del programma della retrospettiva dal titolo Red & Black – La sinistra hollywoodiana e la lista nera che il Locarno Film Festival 2026 ha dedicato alla famigerata lista nera che, sull’onda dell’isteria collettiva provocata dalla fobia del comunismo, dal 1947 fino alla fine degli anni ’50 ha limitato la libertà di espressione di quelle figure creative, intellettuali e artistiche che lavoravano a Hollywood, condizionando pesantemente la produzione cinematografica dell’epoca. Alla luce di questo clima irrazionale di intolleranza, di sospetto e di paura – clima ricostruito in modo brillante dal film, anch’esso incluso nella retrospettiva locarnese, The Font (Il prestanome) di Martin Ritt, che annovera Woody Allen nel ruolo di protagonista e alcuni attori che erano stati veramente vittime della lista nera – , non sorprende che Ruthless e Shakedown vennero percepiti dalla Commissione per le attività antiamericane (HUAC) come problematici, sovversivi, e portatori di una critica frontale del capitalismo.
Se Ulmer e Pevney avevano commesso, agli occhi della HUAC, l’imperdonabile errore di considerare che l’avidità, la spregiudicatezza, e l’assenza di scrupoli potessero essere degli attributi spregevoli in grado di minare l’equilibrio e l’integrità della collettività e della nazione, ciò non ha tuttavia impedito che, in tempi più recenti, quell’insieme di attributi che caratterizzano i personaggi di questi due film – la spietatezza che li porta a rifiutare qualsiasi compromesso, a non fermarsi davanti a nulla, l’incapacità cronica di provare emozioni e la mancanza di empatia che sconfina nel patologico –, siano diventati appannaggio da quegli action heroes, capitanati dalla triade Stallone, Schwarzenegger e Willis, dei film hollywoodiani degli anni ’80 e ’90. Come mai?

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