Senza il genio rivoluzionario ed avanguardistico di Rick Baker il cinema non sarebbe come lo conosciamo oggi. Un uomo che ha reso possibile portare sullo schermo figure inimmaginabili, facendo così evolvere ulteriormente la narrazione cinematografica, permettendo di far sognare ancor di più lo spettatore, facendolo immergere in immaginari fino ad allora impensabili.
In cosa consiste il processo creativo dei suoi progetti? Quando deve creare un mostro o un effetto specifico, parte da un’idea sua, oppure la propone al regista e ai produttori?
Entrambe le cose, in realtà. Dipende dalla produzione. Il più delle volte i registi non sanno bene cosa vogliono. A volte nella sceneggiatura c’è una descrizione vaga, tipo un mostro terrificante, o qualcosa del genere. Quello che mi piace è quando mi lasciano semplicemente fare, cosa che non capita spesso. Ma è successo in Un lupo mannaro americano a Londra. John Landis mi disse: «Sei tu l’esperto […] Voglio un segugio infernale». Io […] volevo realizzare un lupo mannaro bipede, lui ne voleva uno quadrupede. […] «Fammi un segugio infernale e ne sarò felice. Sei tu l’esperto».
Ed è proprio il sogno di ogni persona creativa […] sapere che quello sei tu, sei solo tu, e che quello che stai facendo è proprio quello che sarà il prodotto finale. Al contrario di, diciamo, più avanti nella mia carriera, quando c’è un esercito di produttori e uomini in giacca e cravatta, […] che sentono di dover dire qualcosa. Tu mostri loro qualcosa, e loro dicono: «Beh, sì, non so, forse se spostassi questo da qui a lì…» È come se [per loro n.d.r] non fosse una grande differenza. E spesso arrivano anche troppo tardi. Dopo che ho già scolpito, realizzato uno stampo mi dicono: «Sai, voglio solo una piccola modifica». E io rispondo: «Cosa?» E loro: «Sposta questo da qui a lì». E io: «Non è una piccola modifica, è ricominciare da capo! Questo significa che lo stampo che ho realizzato non serve a nulla». Molte volte non capiscono il processo.
(foto Roberto Pellegrini)



