Un film che sa scuotere le viscere, quello dei registi cechi Jiří Havlíček e Ondřej Novák. Olda è un adolescente detenuto in carcere minorile e in attesa di processo. La sua vita in carcere scorre lenta e ripetitiva. Olda non sembra avere emozioni, tutto gli scorre addosso senza lasciare in lui la benché minima traccia. Lo vediamo lavorare il legno, giocare a basket e soprattutto lo vediamo ricostruire con gli inquirenti le macabre azioni che lo hanno portato ad essere incarcerato.

Una brutale aggressione ai danni di un senzatetto. Un omicidio efferato e pieno di violenza gratuita si delinea passo dopo passo davanti agli occhi dello spettatore. Il manichino usato nella ricostruzione è solo un inerme pezzo di plastica, ma assume con forza tutta l’umanità e il dolore della vittima. E più la pancia si riempie di quel delitto, più la fredda figura di Olda ci ricorda quanto sia facile cadere nella tentazione di disumanizzare l’altro.

Un monito. Un racconto. Una cronaca. Perfettamente dosato.

Un film semplicemente giusto. Veritiero e che lascia qualcosa a chi lo guarda.

IL PREGIO: sa essere attuale

IL DIFETTO: in alcuni punti un pochino troppo lento.

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