Con questo film di spionaggio ripiombiamo nel clima della Guerra Fredda, quella di un film come Gorky Park (1983) per intenderci (un riferimento non casuale, faccia attenzione chi andrà a vedere il film). Anche la messa in scena non è cambiata di una virgola rispetto ai classici del genere; i palazzi del potere hanno soffitti alti e sono austeri e sovietici, quelli in cui vive la gente comune sono piccoli, poveri e bui. I generali russi sono glaciali e brutti, la CIA ha l’umanità e il cuore di Joel Edgerton. In tutto ciò spicca lei, la prima ballerina del Bolshoi, costretta a causa di un incidente, ad abbandonare una carriera di successo e di fama. Viene così arruolata in un programma di reclutamento per farla diventare una sparrow, un servizio segreto che trasforma giovani donne in letali e seducenti assassine. E questo dopo un durissimo allenamento.

Gli elementi del genere ci sono tutti. Così come le questioni fondamentali: chi dice la verità? Chi sta fregando l’altro? In sostanza, come ogni buon film di spionaggio, lo spettatore viene scaraventato da una parte all’altra delle proprie convinzioni e non sa più a chi credere. Certo l’eroina è lei, ma tutti gli altri fanno il doppio e il triplo gioco. È quindi la questione dell’identità a reggere il film di Francis Lawrence. Un’identità che Dominika Egorova cambia a più riprese, così come cambia il colore dei capelli (evidente l’omaggio a La donna che visse due volte del mai dimenticato Alfred Hitchcock).

Ma la vera forza e la particolarità di questa godibile pellicola risiede nell’analisi che fa del potere. Un tema già evidente durante l’addestramento, quando le viene chiesto di farsi possedere sessualmente davanti a tutti e le domandano cosa voglia l’uomo che ha davanti e lei risponde giustamente: Il potere. In quel momento il focus non è più sullo spionaggio, sulla Guerra Fredda ma si sposta su tutti noi. In quel momento, in cui lei deve mettersi a nudo davanti ai compagni e agli spettatori, non parla più di agenti segreti e di relazioni tra USA e Russia, ma dei desideri di tutti noi e di come li esercitiamo. Lei, la Red Sparrow, gioca da sola questa partita, non sta né da una parte, né dall’altra. E ci insegna una cosa: il potere ce lo dobbiamo guadagnare. Nessuno ce lo regala, perché nessuno se ne vuole privare. Ovviamente, il riferimento è anche ai recenti fatti, legati appunto al potere, che hanno sconvolto Hollywood.

Red Sparrow ha anche un gran bel cast. Oltre alla nostra preferita, Jennifer Lawrence (che qui trova un ruolo in cui la bellezza supera, seppur di poco, la bravura), sono presenti anche altre due icone come Charlotte Rampling e Jeremy Irons. E pure la durata (162 minuti) non infastidisce, l’opera scorre via, veloce, e alla fine ti restano in testa tante immagini: belle, bionde e perfette.

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