Disgusto, questo il termine per ricordarmi il film inglese in competizione Ray & Liz. Un’opera che colpisce, appunto, per il disgusto che trasmette.

Un film autobiografico e basato sui ricordi del regista Richard Billingham, si concentra sulla quotidianità della famiglia Billingham. Soprattutto sulla vita misera e greve che conducono la madre e il padre. Lui disoccupato e succube della moglie. Lei dal carattere deciso e violento, hanno influenzato in modo negativo l’infanzia e l’adolescenza di Richard e del fratello minore.

Il film alterna per lo più due piani temporali e due ambienti distinti. L’appartamento in cui vive la famiglia e quello in cui invece sopravvive il vecchio Ray, quest’ultimo alcolizzato e circondato solo da scarafaggi e da un finto calorifero.

La figura più interessante e meglio riuscita è però quella della madre, Liz. Sempre con la sigaretta in bocca, brutta, cicciona e cattiva, incarna il disagio sociale di quell’ambiente, tipico di una periferia urbana lasciata allo sbando dallo Stato. Ma il regista, malgrado tutto questo lerciume, lascia aperta una speranza. E nonostante descriva, fin nei minimi dettagli, una situazione insostenibile, ci dice una cosa semplice ma efficace: lui ce l’ha fatta. È riuscito a non farsi ingurgitare da una cloaca sociale che se ti prende non ti lascia più. Per questo dico che il disgusto è il primo termine che mi viene in mente, ma speranza è, invece, l’ultimo.

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