Senza infamia e senza lode. Piper Tiger di James Gray è un film godibile, a tratti coinvolgente, ma lontano dalle altezze raggiunte in passato dal regista newyorkese, amatissimo da sempre sulla Croisette. Le aspettative erano alte, anche per via di un cast notevole composto da Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller.
Ambientato nella New York del 1988, epoca che Gray continua a raccontare con trasporto e nostalgia, il film segue due fratelli opposti: Irwin, uomo irrisolto che vive nel Queens operaio con moglie e figli, e Gary, figura più enigmatica e carismatica, sempre sospesa tra successo, illegalità e fascino. Quando quest’ultimo coinvolge il fratello in un affare immobiliare legato alla riqualificazione del Gowanus Canal, la vicenda prende gradualmente i toni del noir urbano tra mafia russa, polizia e ambizioni sociali.
Il rapporto tra i due fratelli resta la parte più convincente del film e tiene viva la tensione fino quasi alla fine. Molto meno riuscite, invece, le altre dinamiche familiari. Il personaggio interpretato da Johansson rimane sorprendentemente ai margini, pur avendo il potenziale per diventare il vero centro emotivo della storia. Ed è un peccato, perché Gray sembra accennare più volte quella direzione senza mai svilupparla davvero.
Anche il resto cast alterna momenti efficaci ad altri più incerti. Driver, come spesso gli accade, indulge talvolta in un’interpretazione sopra le righe e compiaciuta e si fa rubare la scena da un più centrato Teller.
Dove il film colpisce davvero è nell’atmosfera: la fotografia del Queens e dei sobborghi industriali restituisce un’America sporca e malinconica, perfettamente in linea con il cinema di Gray. Però la sceneggiatura ogni tanto vacilla. Alcune scene sembrano poco motivate – come quella notturna del padre con i figli sul luogo di “lavoro” – e certi passaggi narrativi restano troppo ellittici e non sviluppati a dovere.
Il finale, invece, ritrova tensione e compattezza, con un gusto hitchcockiano che lascia una buona impressione conclusiva. Ma non basta per trasformare Piper Tiger in uno dei migliori lavori di James Gray.




