Girato anche nelle strade e piazze di Lugano (con uno piccolo strascico polemico subito rientrato), la scorsa estate, Mister Felicità di Allessandro Siani sta conoscendo un ottimo successo di pubblico in Italia. Dopo una settimana di proiezione è al primo posto con un incasso di 5,5 milioni di euro. Sbaragliando la concorrenza di Sing, Oceania, Passangers e degli altri kolossal made in USA.

La trama, in estrema sintesi, è la seguente: Martino è uno sfaticato che vive in Svizzera dalla sorella, Caterina. La donna, per un imprevisto, non può più lavorare e ha bisogno di cure. Martino prende il posto di Caterina e diventa uomo delle pulizie presso il dottor Guglielmo Gioia, mental coach. Il dottore si assenta e Martino si finge il suo assistente, dandosi il nome di Mister Felicità. Questo è solo l’inizio di una pellicola che si dipana tra il comico (con diverse gag giocate sul e con il fisico, nella classica comicità slapstick), il romantico (alla Pieraccioni) con una punta di napolitanità che ricorda il buon Massimo Troisi. Insomma, un mix di ingredienti che sembra essere quello vincente al botteghino.

Siani ripropone la sua maschera, ormai consolidata e che gli sta portando un grande successo di pubblico, di giovane napoletano un po’ sbadato, un po’ ignorante e pigro. Assieme al protagonista, ci sono altri attori che danno un certo peso (in senso metaforico e non) al film. In primis Diego Abatantuono nei panni del mental coach si sta rivelando una scelta azzeccata.

Ha anche un pregio non da poco il film: quello che promette alla fine lo mantiene. Allo spettatore non chiede un grande impegno di comprensione della trama o dei messaggi sotterranei. No, è puro intrattenimento, dove leggerezza e semplicità sono assicurati. Se poi, qualcuno vuole anche vederci un messaggio più profondo, lo trova pure.

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