Da ormai diversi anni Nidesh Lawtoo, nato e cresciuto in Mesolcina, sta portando in giro per il mondo la sua passione per la letteratura, la filosofia, e il cinema. Dopo aver conseguito una laurea in lettere a Losanna alla fine degli anni Novanta, ha ottenuto il dottorato in letteratura comparata all’Università di Washington. Ha poi insegnato letteratura inglese all’Università di Losanna (2009-2013), ed è stato visiting scholar alla Johns Hopkins University di Baltimora (2013-2016) con una borsa del fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica.
Di recente, Nidesh è stato nominato professore presso il dipartimento di inglese dell’Università di Berna. Il suo interesse per la ricerca è stato inoltre premiato con l’ottenimento di una prestigiosa borsa di ricerca del European Research Council (ERC) che gli permetterà di sviluppare, nei prossimi anni, un suo progetto personale. Dimmi chi imiti e ti dirò chi sei – questa in sintesi è la formula che riassume la tesi di Homo Mimeticus, un progetto che coinvolge discipline come la letteratura, la psicologia, la filosofia, e che riserva un occhio di riguardo anche al cinema. Abbiamo incontrato Nidesh per conoscere più da vicino il suo progetto.

Nidesh, qual è il tema del tuo progetto di ricerca?
Il mio progetto porta sul tema dell’imitazione, o mimesis, un tema chiave per capire il comportamento umano. L’imitazione è così fondamentale che non ci si pensa, come il famoso pesce nell’acqua. Imitiamo spesso inconsciamente, senza rendercene conto. Dalla nascita in poi il neonato risponde a un sorriso con un sorriso, e gli adulti ridono o sbadigliano quando lo fanno gli altri. Anche le emozioni, sia positive che negative, hanno un potere di contagio che genera un’imitazione inconscia, soprattutto nella folla, ma non solo.

È un tema che concerne direttamente anche il cinema, vero?
Verissimo. Il cinema offre una rappresentazione (copia) della realtà ma il suo potere mimetico (e affettivo) viene da vari elementi interni al contenuto del film (l’eroe, la storia), dal medium (movimento, immagine, suono), ma pure dalla sala cinematografica. Nella penombra della sala, ci si rilassa con gli occhi fissati sullo schermo, entrando in uno stato alterato di coscienza in cui la finzione diventa magicamente realtà, le emozioni di quelle ombre diventano le nostre emozioni. L’inconscio mimetico, nozione che approfondisco in un libro intitolato The Phantom of the Ego (2013; una traduzione italiana è in corso), descrive appunto questo fenomeno in cui si ha la possibilità, anche solo per alcune ore, di sentirsi altro, di vivere le avventure altrui, e di emozionarci come i personaggi che vediamo sullo schermo.

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