C’è un personaggio, qui a Cannes, che incontri per forza. Chi ha la fortuna di passare qualche ora in coda non può non averlo visto. O almeno sentito. È uno strillone, di quelli come ce n’erano un tempo. Di quelli che strillavano, appunto, le ultime notizie dei giornali. Di solito erano ragazzini, ma non solo. Qui è un signore che vende il quotidiano francese Libération. E passa più volte, sia la mattina sia il pomeriggio, in mezzo alle varie file di chi aspetta di entrare in sala e strilla: «Libeee, Libeee». In questi giorni gli ho preso un numero del quotidiano, non tanto per interesse, quanto per fargli un piacere. È il suo lavoro, magari solo in queste settimane, non lo so, ma lo fa bene. Eppoi è una nota di colore simpatica, in mezzo a gente che si veste stravagante, a chi è in abito da sera e chi cerca un invitation per vedere il film in concorso. È un uomo che si distingue tra i mille curiosi che animano i marciapiedi attorno al Palais du Festival, non per l’abito ma per il suo lavoro.

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