La storia non è originale, è vero, eppure in questo film c’è qualcosa di molto interessante, che pochi sanno mettere in scena oggi: l’equilibrio. Abbiamo visto un’altra pellicola indiana, questa volta in competizione ne La Semaine de la critique. Sir racconta la storia d’amore di una donna di servizio e del suo padrone. Siamo ai giorni nostri nella caotica Bombay, ma il traffico, le voci, le urla della grande città, malgrado appaiano regolarmente nel corso del film, sembrano non esserci. Tanta è la potenza (anche invisibile) della storia d’amore. Ma soprattutto dell’innamoramento. Ecco, l’equilibrio di cui dicevo prima, è quello del graduale innamoramento. In due ore la bravissima regista Rohena Gera riesce a farti immergere in quell’atmosfera e a trasportarti in quell’appartamento dove nasce e si sviluppa il sentimento, fatto dapprima di piccoli gesti, minute attenzioni e poi di sguardi inequivocabili e silenzi assordanti. Un sentimento reciproco e anticonvenzionale. E questo perché malgrado siamo nel 2018, la favola di Cenerentola e con essa tutti i problemi legati alla divisione per classi sociali, è ancora e più che mai più attuale in quella grande democrazia che è l’India.

L’equilibrio, dicevo, è costruito anche grazie all’ottimo lavoro di squadra. A cominciare dai bravissimi protagonisti: Tillotama Shome e Vivek Gomber. I quali riescono a rendere il tutto in modo naturale, senza forzature, senza accelerazioni fastidiosi di sceneggiature. E considerato che questo è solo il secondo lungometraggio della regista, bisogna dire che è stata davvero brava. Molti colleghi dovrebbero imparare da lei come fare a sviluppare una narrazione così naturale. E penso soprattutto ai registi e agli sceneggiatori della vicina Penisola.

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