È un’Epoca fatta di guerriglia urbana quella raccontata da Matthieu Bareyre nel suo primo lungometraggio presentato nella sezione Cineasti del presente quest’anno a Locarno.

Siamo a Parigi, prima, durante e dopo le elezioni presidenziali francesi e il malcontento tra i giovani è palpabile. Il regista sceglie di seguirli, li intervista e cerca di capire che cosa vogliono, dove desiderano andare e quali sono i loro sogni e le loro aspirazioni. Il ritmo e la narrazione de L’Époque sono quelli giusti per un documentario fresco e coinvolgente. Le voci si alternano e si accavallano, i ragionamenti pure e lo spettatore assiste a pezzi di discorso che compongono un puzzle multiforme, multietnico, multiculturale. Ne esce un buon lavoro, quasi un esperiemento sociale e un documento piuttosto prezioso visto che l’operatore è riuscito a filmare gli scontri con la polizia dal di dentro, seguendo i ragazzi e quindi prendendo, implicitamente, posizione. Non che sia un difetto, intendiamoci, ma è chiaramente una presa di posizione, anche politica, oltre che un modo per dare voce a chi normalmente non ce l’ha.

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