È un film diviso a metà quello di Andrew Haigh, visto a Castellinaria.

La pellicola racconta la storia di un ragazzo: Charlie. Un adolescente che non ha mai conosciuto sua madre e che vive con il padre. Vicino la loro nuova abitazione, a Portland, entra in contatto con Del Montgomery (un Steve Buscemi che è ben calato nel personaggio), navigato e scaltro proprietario e allenatore di cavalli da corsa.

Un film diviso a metà, dicevo, perché se nella prima parte – in cui Charlie conosce Dal e con lui, partecipa alle gare – regge bene e la storia è compatta e convincente, nella seconda si perde nelle immense praterie in cui il protagonista vaga. Sfasciandosi, irrimediabilmente, contro se stesso e un’idea di cinema che non c’è più. Nella prima parte, infatti, il protagonista cerca un punto di riferimento stabile (un lavoro, una famiglia) e lo fa in modo concreto. Vagando negli spazi immensi dell’America profonda e desolata, invece, si perde anche la narrazione che diventa inverosimile ed esagerata. Certo, c’è un finale importante e che, in qualche modo, chiude il cerchio. Ma non basta. E anche l’interpretazione del giovane Charlie Plummer, segue le due fasi del film. Buona, nella prima parte, meno convincente e troppo simile al protagonista di Into the Wild nella seconda.

Un paio di curiosità: Lean on Pete è stato presentato in gara all’ultima Mostra di Venezia dove Charlie Plummer ha conquistato il premio Mastroianni per il miglior attore emergente. È l’adattamento di un romanzo di Willy Vlautin, pubblicato in italiano come La ballata di Charley Thompson. Tra i protagonisti anche un’attrice esperta come Chloë Sevigny (Boys Don’t Cry).