I vecchi film hanno pazienza. Restano in agguato per anni, nascosti nelle pieghe del tempo, si consumano nell’immaginario fino a diventare un nome, il riflesso del volto di un attore, magari solo una battuta o due strappate all’oblio. Nel frattempo si guarda la televisione, si leggono le recensioni, si parla dei nuovi film che fanno discutere. I vecchi film invece non suscitano più dibattiti. Ormai quello che si doveva dire è già stato detto.

Magari si organizza una retrospettiva o si proiettano nelle scuole, ma più spesso si lasciano in un angolo della mente, come un pro memoria buttato giù su un foglietto e poi dimenticato. Ma i vecchi film non hanno fretta. Sanno che prima o poi arrivano le sere d’autunno. Allora, da qualche scaffale polveroso può saltar fuori una videocassetta con una scritta sul dorso: «FILM VECCHIO». Non sappiamo come la cassetta sia finita a casa nostra, né chi abbia registrato il film alla tivù, senza ritenere necessaria altra descrizione se non quella dicitura lapidaria scritta in stampatello, a matita. Fuori è buio e sul divano si sta bene con una coperta. Certo, potremmo ignorare la vecchia videocassetta. Non ci mancano i canali televisivi e abbiamo anche qualche dvd nuovo fiammante. Volendo, potremmo scaricare un quintale di serie ambientate in ogni epoca, in ogni paese, per tutti i gusti, da quelle più raffinate a quelle dozzinali. Il vecchio film sta zitto. Chiuso nel suo anonimato, non cerca in nessun modo di attrarre la nostra attenzione. Aspetta, fiducioso. Non decidiamo subito di guardarlo, anche perché il videoregistratore ormai non lo usiamo più da anni – chissà se funziona ancora – e poi vuoi mettere la qualità del sonoro, delle immagini, probabilmente il nastro sarà rovinato. Ma è autunno. Fuori è buio. Abbiamo forse scelta? Il vecchio film sa di avere vinto.

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