Facciamo l’ipotesi che abbiate il cuore infranto e non sappiate che cosa fare. Oppure, senza implicazioni sentimentali, avete svaligiato una banca e dovete sfuggire alla legge… dove andate a nascondervi? La risposta è semplice: vi unite alla Legione Straniera. Nel XIX secolo era un corpo speciale dell’esercito francese in cui poteva arruolarsi gente di ogni nazionalità, senza fornire il proprio nome. In questo modo ogni John Smith o Mario Rossi diventava un soldato della République, per almeno cinque anni, senza possibilità di cambiare idea. Presto la Legione Straniera divenne, nell’immaginario collettivo occidentale, un mito romantico, un generatore di storie con tutti gli ingredienti giusti: esotismo, eroismo, solitudine, disperazione e redenzione.
Uno dei romanzi più noti sull’argomento è Beau Geste, pubblicato nel 1924 dall’autore britannico Percival Christopher Wren. Comincia con un funzionario inglese, provato dalla permanenza in Africa, che sta per imbarcarsi: tornerà finalmente in Inghilterra. Wren ci mostra i suoi occhi «resi itterici dal calore e dall’orrenda polvere del Bornu, non solo, ma anche da malaria, dissenteria, cibo scadente, acqua impura e dalle lunghe e continue marce in quel caldo asfissiante».
Il primo adattamento cinematografico è un film muto del 1926 (girato da Herbert Brenon, il quale fece poi un remake sonoro nel 1931). Ma i riferimenti a Beau Geste sono molteplici, tanto che compaiono perfino nei fumetti di Walt Disney e nelle strisce dei Peanuts di Charles Schulz (dove si fa riferimento a Fort Zinderneuf). Il film più celebre, e più interessante, è quello girato da William Augustus Wellman nel 1939, con Gary Cooper nel ruolo del protagonista. Sebbene la pellicola presenti tutti gli elementi avventurosi del romanzo, il modo in cui gli eventi vengono filmati genera una sottile inquietudine. C’è l’esotismo e l’amore fraterno, c’è l’intrigo poliziesco e la rivolta dei Tuareg, c’è la vita dura dei legionari e la decadenza di una famiglia aristocratica inglese. Il regista rispetta fedelmente la trama di Wren, tuttavia non perde occasione per mettere l’accento sulla crudeltà umana: le risate dei legionari, nel fortino assediato dai Tuareg, che risuonano aspre come lamenti; la morte di uno dei protagonisti che rotola giù da una duna, seguito a ruota dalla macchina da presa; il disincanto dei giovani di buona famiglia che cercavano il brivido dell’avventura e si sono trovati in mezzo a sadici, ladri e mercenari, implicati in una guerra coloniale sporca e senza pietà.

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