Di Todd Haynes, fino a qualche giorno fa, conoscevo soprattutto un film, Carol (2015), che ho avuto il piacere di vedere più volte. Carol narra di un incontro fra una giovane aspirante fotografa, Therese Belivet (Rooney Mara), e un’elegante e affascinante donna, Carol Aird (Cate Blanchett), e della vicenda sentimentale che si sviluppa fra loro sullo sfondo dell’America conformista degli anni ‘50.

Grazie all’attenzione che il Festival Locarno sta dedicando al regista americano (che oggi, 7 agosto, riceverà il Pardo d’onore Manor sulla Piazza Grande), ho avuto modo di scoprire alcuni dei suoi film precedenti, e oggi al Palacinema potrò gustarmi il suo ultimo capolavoro, Wonderstruck (2017).

Come raccontare nel giro di qualche frase lo stile e l’universo tematico di questo grande regista? Direi che i film di Haynes colpiscono per la loro capacità di rimanere fedeli a delle tematiche legate all’identità declinandole ogni volta in modo inedito e originale. L’identità nei film di Haynes è certo legata al tema dell’omosessualità, esperienza che caratterizza molti dei suoi personaggi: ma è come se il tema dell’omosessualità diventasse a sua volta un punto di partenza per una riflessione molto più ampia sulla diversità, e sui limiti che la società mostra nel capire e nell’accettare la diversità come fatto necessario. Tutti noi siamo diversi. La diversità è sotto gli occhi di tutti, è un fatto innegabile, che riguarda e accompagna la vita di tutti. Ma in qualche modo si fa fatica a vederla, questa diversità, e anche a parlarne.

Perché abbiamo paura della diversità, la teniamo nascosta, e quando ne parliamo, lo facciamo sottovoce? Molto spesso paura e diffidenza, per quanto istintive e irrazionali, sono alimentate dall’ignoranza. Perciò, quando sono affrontate con pazienza, sensibilità e apertura, l’imbarazzo, la paura e la diffidenza possono essere ridimensionate, dissipate, superate. Purtroppo nella società di oggi come in quella del passato, paure e timori si cristallizzano sovente in luoghi comuni pronti a diventare habitus mentali. Il luogo comunque è una stilizzazione della realtà, che la semplificata ad oltranza e finisce per impoverirla, riducendo la fluidità, i processi del divenire umano e psicologico in un rigido schema che si vuole sempre fedele a sé stesso, anche a costo di distorcere la molteplicità del reale.

Le vicende umane raccontate dai film di Haynes ci presentano personaggi presi fra due tendenze: da una parte l’autodeterminazione, il diritto naturale e il piacere della differenza, e dall’altra il pensiero omologante, unidimensionale, della società e della morale. Haynes fa risaltare la tensione fra la ricerca della felicità, della pienezza esistenziale, e le norme della società: rende manifesto il contrasto fra la spontaneità e il conformismo, fra la naturalezza e l’artificio sociale, fra il corpo che vuole godere e la società che minaccia di castrare, fra il brivido della sperimentazione e la rudezza delle convenzioni, fra il coraggio e la viltà, fra la poesia e la pragmatica cieca.

In Haynes l’esperienza della differenza è sempre, comunque, presenza dinamica, creatrice e ispiratrice. Nelle molteplici forme in cui la differenza si manifesta, essa finisce sempre per giocare un ruolo importante nella formazione, e nella ricerca, di un’identità autonoma. Sono, quelle dei film di Haynes, situazioni, personaggi, contesti e esperienze in cui la differenza identitaria diventa ricerca di autenticità, e dove si profila, al termine di questa ricerca, la prospettiva dell’autorealizzazione. Un’autorealizzazione che però spesso è solo sfiorata, o meglio, differita.

Se volete essere veramente voi stessi, a un certo punto dovrete fare i conti con una società ottusa, aggrappata alle convezioni, che ha paura di cambiare: perché teme il diverso, e preferisce chiudersi a riccio piuttosto che aprirsi e tendere la mano in modo incondizionato verso chi ci sta di fronte. Se volete essere veramente voi stessi fino in fondo, dicono i film di Haynes, dovrete superare ostacoli e pregiudizi.

Solo andando oltre questi ostacoli, come ci indicano i personaggi di Todd Haynes, si può intravedere il traguardo della felicità autentica.

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