Frontaliers Sabotage, dopo alcune anteprime, arriva nelle sale il 1° gennaio 2026 e segna il ritorno cinematografico dei Frontaliers a otto anni da Frontaliers Disaster. Un ritorno atteso, accompagnato da un’operazione produttiva solida e da un’ambizione chiara: trasformare definitivamente l’universo nato dagli sketch in una commedia di spionaggio a tutti gli effetti, capace di parlare al grande pubblico senza perdere il legame con l’immaginario elvetico.

Il punto di partenza è semplice: il sabotaggio del cioccolato svizzero, simbolo identitario ed economico del Paese. Una crisi che costringe la Presidente della Confederazione a coinvolgere il Primo Ministro italiano e a creare una Task Force segreta incaricata di infiltrarsi in Italia per recuperare un antidoto che potrebbe salvare la produzione natalizia. A essere chiamato in causa è un gruppo eterogeneo di agenti provenienti dalle diverse regioni linguistiche della Svizzera, guidati dall’integerrimo Loris Bernasconi (Paolo Guglielmoni) e “italianizzati” dal frontaliere Roberto Bussenghi in vista di una missione sotto copertura che culmina nel matrimonio della figlia del presunto mandante, Tonino Cioccoviello.

Il film funziona soprattutto quando gioca con elementi profondamente radicati nell’immaginario nazionale. Il servizio militare come luogo di convivenza forzata tra culture, i simboli storici come il San Gottardo o la caserma di Airolo, e l’idea stessa di una Svizzera costretta a fingersi italiana sono sfruttati con intelligenza e buon senso del ritmo. La regia di Alberto Meroni è solida e dimostra attenzione alla messa in scena, con alcune trovate tecniche riuscite: l’uso dell’animazione, l’effetto di pellicola rovinata per visualizzare i vuoti di memoria del colonnello e il divertito omaggio al process shot anni Cinquanta.

Meno convincenti, invece, sono alcune scelte di scrittura. Il tema centrale del rapporto di amore-odio tra svizzeri e italiani – da sempre uno dei motori comici dei Frontaliers – viene qui smussato eccessivamente. In più di un passaggio emerge un buonismo di fondo che depotenzia la satira e rende alcune situazioni superflue, se non fastidiose. La volontà di non disturbare nessuno è comprensibile in un film pensato per un pubblico molto ampio, ma il risultato è una comicità che, a tratti, rinuncia a mordere proprio dove potrebbe essere più efficace.

Il cast risponde nel complesso bene alle esigenze del film. Christa Rigozzi convince nel suo ruolo, mentre Enzo Iacchetti e Giovanni Cacioppo si inseriscono con naturalezza nel contesto. Da segnalare Flavio Sala e Barbara Barbarossa, chiamati a interpretare più personaggi con disinvoltura e precisione. Anche qui, però, alcune caratterizzazioni restano volutamente superficiali, funzionali alla gag ma poco memorabili.

Frontaliers Sabotage è dunque un film divertente, curato e riconoscibile, che valorizza simboli e riferimenti condivisi dal pubblico svizzero e conferma la solidità del progetto Frontaliers anche sul grande schermo. Resta però la sensazione che, limando troppo i conflitti e scegliendo la strada più accomodante, il film rinunci a una parte della sua forza satirica. Funziona, intrattiene, ma avrebbe potuto osare di più.