Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, Forever Your Maternal Animal conferma Valentina Maurel come una delle voci più sensibili del cinema contemporaneo latino-americano. Dopo il passaggio al Locarno Film Festival con il suo esordio I Have Electric Dreams, la regista franco-costaricana torna a scavare dentro le tensioni familiari, i corpi inquieti e le fragilità emotive che si nascondono nelle pieghe della quotidianità.

Elsa rientra in Costa Rica dopo anni trascorsi in Europa e ritrova una famiglia sospesa e incapace di comunicare. La sorella minore Amalia vive isolata nella casa di famiglia, sempre più chiusa in sé stessa e circondata da amici, cani, caos e silenzi. I genitori sembrano invece altrove: il padre disperso nelle sue relazioni extraconiugali, la madre assorbita dalla ripubblicazione delle poesie erotiche scritte in gioventù. Maurel costruisce così un racconto di riavvicinamenti impossibili, dove ogni gesto sembra portare con sé una distanza ulteriore.

La scelta della camera a spalla contribuisce in modo decisivo alla sensazione di instabilità che attraversa il film. I personaggi sono continuamente in movimento: camminano, attraversano strade, salgono e scendono lungo i quartieri della città costaricana, incapaci di trovare un punto fermo. L’immagine stessa sembra cercare un equilibrio che non arriva mai, trasformando ogni incontro in qualcosa di agitato e fragile.

Maurel lavora molto anche sulla ripetizione di elementi visivi e sonori che finiscono per scandire il ritmo del film. La scritta “Puta” sul muro della casa ritorna come una ferita sempre aperta; l’inquadratura della strada in discesa, attraversata dai fili della luce e percorsa dai personaggi nel loro continuo andirivieni, diventa quasi un’immagine mentale più che geografica. C’è poi il contrasto tra la casa rimessa continuamente in ordine dalla domestica e il disordine lasciato dagli amici di Amalia, dai cani, dagli oggetti sparsi ovunque. Anche le poesie della madre, lette più volte nel corso del racconto, assumono il valore di un controcanto intimo e malinconico.

Uno degli aspetti più forti del film è proprio la capacità di rendere tangibili i rapporti tra i personaggi. Forever Your Maternal Animal resta addosso soprattutto per questo: per la sensazione che quelle relazioni siano vive, irrisolte e molto autentiche.

Anche il paesaggio urbano contribuisce alla forza dell’opera. La città costaricana filmata da Maurel appare mutevole e contrastante: quasi deserta in certe sequenze notturne, soffocata dalla presenza umana durante il giorno. È uno spazio che riflette continuamente gli stati interiori dei personaggi, accentuando il senso di alienazione evocato anche dalla stessa regista, che ha descritto il film come un’esplorazione “dello spazio mutevole tra vicinanza e alienazione, dove la realtà si dissolve nella memoria, nel desiderio e nella silenziosa attrazione di ciò che rimane inespresso”.

Con questo secondo lungometraggio, Maurel resta dentro le crepe dei rapporti familiari, osservando come amore, desiderio, rabbia e solitudine possano convivere nello stesso spazio. Ed è probabilmente proprio questa sincerità inquieta a rendere Forever Your Maternal Animal un film destinato a rimanere nella memoria dello spettatore.