La regista Xheni Alushi con il suo Eva ha saputo trasmettere la desolante alienazione data dal senso di colpa. La giovane nuotatrice, interpretata da Annina Walt, non è riuscita a salvare il fratellino dall’annegamento e il piccolo è ora in coma. Un amore fraterno profondo la lega alla sorte del bambino e la allontana sempre più dal resto del mondo.

Un isolamento che tenta di scacciare la frustrazione di non aver saputo fare di più e il tenero tentativo di restare ancorata alla speranza di un risveglio.

Ogni gesto del suo quotidiano è intriso di apatico dolore fino a quando, una misteriosa pozzanghera compare sul pavimento del bagno. Un portale magico per gli abissi marini, dove Eva si rifugia in cerca di pace e consolazione.

La sua distanza da tutti, compresa sua madre, diventa incomabile fino a renderla prigioniera per sempre di quegli abissi.

Una bella metafora sul disagio adolescenziale, sulla difficoltà nell’affrontare il lutto e sul devastante ruolo del senso di colpa nella vita di ognuno, soprattutto dei più giovani e fragili. La denuncia di un’incapacità quasi congenita della società moderna di prestare attenzione ai gesti del quotidiano. Di guardare a quello che ci capita intorno.

Originale la sceneggiatura, buona la realizzazione, discreta l’interpretazione.

IL PREGIO: sa suscitare emozioni

IL DIFETTO: forse ancora un po’ grezzo in alcune sfumature

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