Per lavoro scrive. Libri, pièce teatrali, ma soprattutto sceneggiature. Enrico Vanzina è stato, ed è tuttora, uno dei più importanti narratori della società italiana. Dagli anni Ottanta ai giorni nostri ha realizzato, con il fratello Carlo, decine e decine di film. Pellicole che, nel bene e nel male, hanno segnato il cinema della Penisola e, inevitabilmente, anche la nostra regione. Basta far scorrere la sua filmografia per scoprire quanto inchiostro sia uscito dalla sua prolifica penna. Ecco qualche titolo tra i più noti: Eccezzziunale… veramente, Sapore di mare, Vacanze in America, I miei primi 40 anni, Fratelli d’Italia, Io no spik inglish, A spasso nel tempo, Tifosi, Febbre da cavallo – La Mandrakata, fino all’ultimo Caccia al tesoro.

Enrico Vanzina è cresciuto in un ambiente in cui il cinema era pane quotidiano. È infatti figlio di Steno (Stefano Vanzina) il regista che, come pochi altri, ha saputo dare dignità alla commedia all’italiana. Grazie ad attori straordinari come Totò, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e a coppie come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia o a Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello.
Con il fratello Carlo ha continuato la tradizione di famiglia e, come aveva fatto il padre dagli anni Cinquanta in avanti, ha dato una voce e un’immagine ai pregi e ai difetti degli italiani: ai loro vizi privati e alle loro pubbliche virtù. Con lui ci siamo intrattenuti a Lugano, prima della presentazione del suo ultimo romanzo La donna dagli occhi d’oro. Un’indagine di Max Mariani, un noir ambientato a Roma.

Enrico Vanzina è come ci si aspetta vedendolo in tv: affabile, allegro, simpatico e con la battuta pronta. Ci è parso anche una persona preparata e colta, uno di quegli uomini che sanno di che cosa stanno parlando. Fumando una lunga e fine sigaretta ci ha parlato di scrittura e cinema. E lo ha fatto esprimendo concetti chiari, ben ponderati e per nulla scontati.

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