Un film d’essai che sbanchi ai botteghini! Un ossimoro? Siamo abituati da sempre a ritenere il cinema d’essai come di nicchia, per pochi, qualcosa fuori dai normali circuiti, in qualche modo incompreso dai più e per questo con un valore acquisito di partenza. Ma se andiamo a vedere quello che il vocabolario Treccani dice a riguardo, leggiamo semplicemente: Cinema d’essai – ‹esè› s. m., fr. [lat. tardo exagium]. – Produzione e rappresentazione di film di notevole valore artistico e culturale.
Quindi è possibile? Realizzare un film di notevole valore artistico e culturale che faccia guadagnare carrettate di soldi ai produttori e finanziatori? Non ho i mezzi per dare una risposta solida, troppi discorsi d’essai nascerebbero al riguardo e già vedo gli sguardi fiammeggianti dei puristi, ma credo che se si dovesse fare un nome tra i registi della nostra generazione che più si è avvicinato a questo status, il primo della lista, per quanto mi riguarda, sarebbe sicuramente Christopher Nolan.
Non sono molti i registi che, negli ultimi, anni hanno saputo sfornare grandi successi di botteghino mantenendo uno standard di qualità a livelli tanto alti. Un gioco d’equilibrio tutt’altro che semplice ma che sembra riuscire perfettamente naturale a Nolan, inglese di nascita e spirito ma americano di adozione e visione commerciale.

Con il film numero dieci l’autore quarantasettenne ha voluto puntare alla sua Guernica: Dunkirk. Frutto di venticinque anni di gestazione e targato come sempre Syncopy Films, il film evento di quest’autunno, come è consuetudine, ha diviso nettamente la critica. Chi da un lato lo minimizza, ritenendolo nulla più che un sopravvalutato esercizio di stile, dall’altro lato c’è chi già lo considera la miglior opera del regista e tra i migliori film di guerra mai realizzati. Partendo dal punto di vista dei tre elementi naturali che hanno permeato questo avvenimento realmente avvenuto, cielo, terra e mare, Nolan ci invita a seguire i suoi personaggi attraverso la sua visione della Battaglia di Dukuerque. Nonostante l’aver abbandonato alcuni dei suoi attori abituali, come Christian Bale e Michael Caine, Nolan mette in campo una coralità di tutto rispetto, affiancando ai suoi cari Tom Hardy e Cillian Murphy nomi come Kenneth Branagh, Mark Rylance, James D’Arcy e il neofita Harry Styles, membro degli One Direction, al suo esordio davanti alla macchina da presa, scelto da Nolan proprio perché un volto completamente fuori posto, ideale per trasmettere quella sensazione di violento smarrimento che molti soldati, spesso ragazzi, provarono durante questa battaglia.

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