Di Andrea Finessi

Che cos’è il mostro? L’avvento del cinema ha permesso di dare un’immagine in movimento alle creature che fino ad allora appartenevano esclusivamente all’immaginario. Nel suo significato etimologico, dal latino monstrum, la parola indica il prodigio, la cosa contro natura. Ma deriva direttamente da monere, ossia avvertire. Consciamente o meno, infatti, il mostro delle fiabe, nella letteratura e nel cinema, è sempre collegato a un avvertimento: «Se farai questa cosa, arriverà il mostro». Il mostro è sempre stato una sfida per l’uomo, alle sue paure, ai suoi desideri: è l’ignoto, ciò che sfugge al controllo, spesso invincibile a meno che non si sia capaci di enormi sacrifici.
Ed è forse per questo che il mostro, pur essendo comunemente associato all’horror, in realtà sia un’idea o, se si vuole, un archetipo, trasversale, non relegato ad alcun genere cinematografico. I primi mostri della storia del cinema sono creature sovrannaturali: il vampiro, la mummia o il golem di Wegener (1915), non lontani dal Frankenstein neogotico, sono esseri che non dovrebbero essere vivi, eppure lo sono. È la loro non vita a renderli mostruosi e – come nell’adulta morale di una fiaba tetra – la loro esistenza è un avvertimento a non giocare con le forze che creano la vita o a guardarsi dal male. Ne è esempio Nosferatu (1922) di Murnau che, come un cavaliere dell’Apocalisse, porta con sé la piaga della peste e risucchia la vita. O la Mummia, che rappresenta ciò che deve restare sepolto.

I temi con i quali il cinema comincia ad allontanarsi dall’immaginario preconfezionato del diciannovesimo secolo mettono in scena un mostro che rappresenta la vita stessa, una forza titanica al pari di una catastrofe naturale, davanti a cui l’uomo è inerme. Perché quando l’uomo tenta di mettersi al pari di Dio, quale creatore, sfugge al controllo della scienza. Quindi l’alternativa a mummie e vampiri, inizialmente sono le titaniche creature provenienti da una natura primigenia, primitiva, incontaminata. Dopo i dinosauri de Il mondo perduto (1925) di Harry Hoyt, arriva King Kong (1933 Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack) che farà scuola nel cinema fantastico. Il gargantuesco gorilla che si arrampica sull’Empire State Building e combatte contro gli aerei da guerra, in una potentissima immagine simbolica, è il fondamento di tutti quei film in cui la natura, soprattutto animale, si oppone all’uomo che tenta di soggiogarla. Dal Godzilla (1954) giapponese alla Tarantula (1955) di Jack Arnold. Ma il concetto di fondo, ossia l’uomo che tenta di soggiogare il mostro, ma solo a costo di grandi sacrifici, tornerà a più riprese.

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