Sul palco della masterclass del Locarno Film Festival, Asia Argento si racconta senza filtri. Dalle paure degli ultimi anni ai film che l’hanno segnata, dal complesso rapporto con il padre Dario fino alle collaborazioni con maestri del calibro di Nanni Moretti, Gus Van Sant, Abel Ferrara e Sofia Coppola.
Il suo è un racconto fatto di confessioni, ironia e fragilità, in cui torna come un filo conduttore una sola grande consapevolezza: per lei, il cinema non è mai stato un semplice gioco. Tra i suoi lavori più recenti c’è La Muerte No Tiene Dueño di Jorge Thielen Armand, girato in Venezuela. «Sono andata allo sbaraglio. Pensavo si trattasse di una storia politica, geopolitica, e invece era tutt’altro: non avevo capito niente. Poi ho scoperto che si trattava di un horror psicologico neocolonialista», racconta. A complicare l’esperienza c’era anche lo scoglio linguistico: «Non parlo spagnolo, ma volevo aggiungere anche questo livello di difficoltà alla mia rosa di pazzie». Sono stati due mesi lontana da casa, trascorsi quasi sempre isolata nella stanza d’albergo senza uscire e con contatti minimi anche con l’attrice protagonista, fino a identificarsi completamente con il personaggio.
Di segno del tutto opposto è stata la lavorazione di Armony, il nuovo film di Dario Argento, dove ritrova Valerio Mastandrea a ventidue anni di distanza dal loro ultimo set insieme: «È stato davvero bellissimo tornare a lavorare con lui».

(foto Roberto Pellegrini)

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