AURELIUS REX (PAUL HARRIS) GRABS DELIA LANE (MARTI STEVENS) BY THE THROAT. *** Local Caption *** Feature Film

Ecco un lungometraggio britannico del 1962 diretto da Basil Dearden che conserva tutta la freschezza di un’opera appena sfornata: All Night Long, anche conosciuto come Night People. Del resto, Ehsan Khoshbakht, che è il curatore della Retrospettiva del 79º Festival di Locarno, ce lo serve a mezzogiorno al Cinema Rex come un «Othello in Jazz». Ed ecco Otello, Desdemona, Iago mescolati ai panni di un gruppo di musicisti alle prese con un dramma della gelosia e del tarlo del dubbio. Qui al Rex di Locarno, il confine tra le arti si assottiglia e si confonde, tanto che il pubblico in sala trattiene l’applauso dopo un lungo virtuosismo di jazz sullo schermo, come se fosse al Gatto di Ascona e non al cinema. Il dramma riguarda una coppia di neosposi, e un perfido batterista che insinua il dubbio del tradimento nell’uomo.

Le vicende del film: a un anno di distanza dal matrimonio tra il pianista Aurelius Rex (Paul Harris), e un’affascinante cantante, la magnetica Delia Lane (Marti Stevens), un collettivo di artisti jazz (la maggiorparte nei panni di sé stessi) si ritrova in un magazzino sul Tamigi, riattato a locale, per festeggiare l’unione sentimentale e artistica di Rex e Delia. Ed ecco sfilare davanti agli spettatori Dave Brubeck, Charles Mingus, John Dankworth e altri reali talenti dell’epoca, in una sessione di jazz pregevolissimo, che è impossibile considerare solo lo sfondo di quanto accade: il jazz è piuttosto il fuso attorno al quale le trame vengono ordite. Lo Iago traditore di turno è il batterista del neosposo, l’ambizioso Johnny Cousin (Patrick McGoohan), che fa di tutto per separare i due. Johnny Cousin è divorato dai debiti e dalla frustrazione di non poter fondare una propria band con Delia, ormai lontana dal palcoscenico dopo il matrimonio con Rex. Delia rifiuta di nuovo la proposta di collaborazione (dal sapore comunque equivoco) di Johnny e questo no secco innesca l’azione. Incapace di accettare il proprio fallimento personale e professionale, Johnny diffonde voci tra i presenti, semina indizi fittizi e insinua altrettanti dubbi di infedeltà coniugale in Rex, incolpando nientemeno che il fidato amico di entrambi, il sassofonista Cass Michaels (Keith Michell). Mentre le note degli strumenti si intrecciano incessantemente al centro del locale e delle sue vicende, la gelosia di Rex raggiunge la cecità della ragione fino all’escalation e il tentato omicidio della moglie e dell’amico.

Qui, solo, la musica tace e il pubblico trattiene il respiro. Poco a poco, si fa strada nei presenti la consapevolezza del tradimento di Cass e la tragedia si ricompone in extremis: Cass è vivo e anche Delia. Rex, ammutolito dalla sua stessa violenza, si guarda inorridito le mani (e l’anima).

Cass resta solo. Il suo odio è soprattutto verso sé stesso e non suscita comprensione di sorta.

Se pensate che sia ardua l’impresa di restituire la forza drammaturgica dell’Otello shakespeariano grazie a un film in bianco e nero imbevuto di jazz, avete ragione. Sulla carta sembrerebbe un cocktail avvelenato. Eppure Basil Dearden confeziona un magnifico gioiello di equilibri visivi, ritmici e sonori. Poco importa se alcuni dubbi permangono sulla profondità di sentimenti autenticamente amorevoli in Rex (è certo anche simbolico che tenti di soffocarla): il compito di Iago è turbare le certezze, anche degli spettatori. Per questo Cass riprende la sessione interrotta con un assolo di batteria che stordisce l’orecchio e non solo. Quel che conta è che All Night Long si è conquistato oggi a buon diritto un posto nell’Olimpo dei migliori film visti fino ad ora al Festival. Con buona pace del Bardo inglese e della gelosia – «il mostro dagli occhi verdi».