I corpi malati, amati e senza genere definito – inquadrati per buona parte di questo filmato solo con una torcia – ci hanno annoiato. Tutto già visto. Tutto ovvio e scontato. Anche la volontà di sorprendere con il colpo di scena finale è piuttosto banale. Un corto spoglio di qualsiasi entusiasmo, così come spoglia è la casa in cui è ambientato. I toni sono quelli classici da Festival: poche parole, il nero che avvolge quasi tutta l’inquadratura e una storia ridotta all’osso. Un frammento estrapolato da una grigia quotidianità. Probabilmente si poteva essere più originali.

Il film in una frase: i corpi che annoiano

VOTO 3.5

legenda voto: da minimo 1 a massimo 6

 

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