Siamo immersi in un mondo straniante, sospeso tra realtà e sogno. A Useful Ghost è uno di quei film che ti restano addosso, insinuandosi nei pensieri per ore, forse giorni. Un viaggio curioso tra fantasmi, esseri umani e macchine che parlano e si muovono, mentre gli uomini restano immobili, quasi in attesa di un segnale.

Presentato alla Settimana della Critica di Cannes, il film racconta la storia surreale e toccante di March, alle prese con il dolore per la morte della moglie Nat, vittima dell’inquinamento da polveri sottili. Quando scopre che il suo spirito è tornato inaspettatamente sotto forma di aspirapolvere, March non esita a riaccoglierla nella propria vita. Da qui nasce una storia d’amore tenera e bizzarra, un legame che sfida ogni logica.

Ma non tutti sono pronti ad accettarlo: la famiglia di March, ancora traumatizzata dal passato — da un fantasma che aveva già messo a soqquadro la loro fabbrica — si oppone con ogni mezzo. Decisa a guadagnarsi la loro fiducia, Nat si offre di ripulire la fabbrica, tentando di diventare, appunto, un “fantasma utile”.

Ratchapoom Boonbunchachoke, al suo debutto dietro la macchina da presa in un lungometraggio, racconta di aver voluto riflettere sul rapporto tra vivi e spiriti senza ricorrere ai codici classici dell’horror. “In Thailandia siamo famosi per i film dell’orrore — dice il regista — ma io volevo raccontare altro. Volevo pormi domande, anche apparentemente sciocche: i fantasmi devono lavorare? Pagano l’affitto? Dipendono dai vivi per sopravvivere?”.

Da questo spunto nasce un film tenero, surreale e ironico, che gioca con i generi, li mescola, e cerca di superararli.

E proprio nel gioco delle contaminazioni risiede una parte del suo fascino. A Useful Ghost è una produzione coraggiosa, nata dall’incontro tra Thailandia, Singapore e Francia, grazie anche al sostegno dell’Infocomm Media Development Authority (IMDA) di Singapore e dell’Open Doors Award del Festival di Locarno. Un piccolo dettaglio che rende il progetto ancora più internazionale, pur mantenendo un’anima fortemente radicata nella cultura asiatica.

Quello che colpisce di più è il coraggio di Boonbunchachoke: in un panorama dove spesso si preferisce il già visto, lui osa, percorre sentieri strani e poco battuti. Non tutto funziona alla perfezione — il ritmo lento, la mancanza di veri picchi emotivi e una certa tendenza del racconto ad avvitarsi su sé stesso possono scoraggiare chi si aspetta una narrazione più tradizionale —, ma il film possiede una sua unicità difficile da ignorare.

È un’opera prima che non ha paura di disorientare, di rischiare il rifiuto pur di restare fedele a una visione personale e, proprio per questo, merita attenzione.

Forse non conquisterà tutti, anzi: probabilmente dividerà. Ma A Useful Ghost lascia qualcosa dietro di sé — un pensiero, una suggestione, un sorriso malinconico — e questo, nel cinema, non è mai scontato.