Ma non lo avevo già visto? E non è per citazione. Ricordo perfettamente il dormiente dello stesso autore. La stessa struttura, le stesse ambientazioni, medesime sequenze e stesse scene perfino. E allora non resta che riciclare anche la recensione.

Un uomo nero  vaga tra sotterranei di palazzi di periferia e foreste. Tra civiltà e natura. Un canto che è simbolo di nostalgia per la propria terra. Una annoiata apatia. Lo stesso stato d’animo che abbiamo avuto guardando questo corto. Se si voleva far qualcosa di originale e fuori dagli schemi, bastava guardare un corto di 50 anni or sono realizzato da Edgar Reitz e passato qui a Locarno. Molto più moderno e attuale. Purtroppo questo film è più o meno lo stesso visto alla scorsa edizione del Festival, ma forse i selezionatori non se lo ricordavano più.

Il film in una frase: déjà-vu

VOTO 3

legenda voto: da minimo 1 a massimo 6

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