Ni vue, ni connue, il cui titolo internazionale è All about Corinne, è una deliziosa commedia agrodolce che si regge sulla splendida interpretazione delle attrici che recitano i due ruoli principali: Isabelle Hupper (Corinne) e Sandrine Kiberlain (Sandrine).

Il regista Marc Fituossi riesce a confezionare un prodotto scritto e diretto magnificamente, in grado di incarnare compiutamente le caratteristiche della commedia sofisticata hollywoodiana: oltre alla centralità delle interpretazioni attoriali, questo genere si basa anche su una regia invisibile, volta a enfatizzare la trama e le performance degli interpreti, oltre che sulla centralità della sceneggiatura. Fanno parte di quest’ultimo aspetto numerosi elementi su cui si regge il film: l’importanza degli scambi verbali, spesso taglienti e volti a realizzare una sorta di battaglia delle parole, di cui è maestra Corinne, tramite cui le interpreti provocano anche il riso dello spettatore insultandosi o lanciandosi delle frecciatine; l’unione degli opposti, concetto che struttura tutto il lungometraggio, essendo determinato dall’incontro-scontro fra le due protagoniste, appartenenti a universi completamente differenti dato che Sandine è una stella del cinema mentre Corinne è un’attrice fallita, perennemente relegata al ruolo di comparsa e smaniosa di ottenere maggiore successo; i frequenti equivoci generanti il riso del pubblico, presenti ad esempio quando Anne, una collega di Sabrine, fraintende lo status e la carriera della protagonista interpretata dalla Hupper; la critica sociale: la commedia sofisticata rielabora e incorpora nel proprio tessuto tensioni appartenenti alla realtà da cui nasce, in questo caso relative alla feroce competizione lavorativa nel mondo dello spettacolo ma anche, più in generale, riguardante l’intera società occidentale, divisa fra problematiche reali  e l’intenso desiderio di raggiungere un successo che spesso assume connotati religiosi, in quanto percepito come soluzione a qualsiasi problematica vissuta e, dunque, coincidente con la beatitudine eterna.

Infine, come ogni commedia che si rispetti, è immancabile il lieto fine: questo riguarda entrambe le protagoniste che, al termine del film, sono in grado di risolvere le proprie problematiche iniziali (Sabrine riesce finalmente a rapportarsi alla realtà, mentre Corinne ottiene un ruolo prestigioso) e di compiere quel processo di normalizzazione delle proprie esistenze (cioè di acquisire la capacità di inserirsi nel tessuto sociale invece che di esserne espulso) che è la grande dinamica sottesa a ogni commedia.